Michele Viti Architetto

01.10.2010 Amsterdam, un esempio "planning ambition"

In un paese dove la cultura del vivere tra terra e mare si è manifestata sulla ricerca di in un equilibrio e nel disegno di quello che è il limite (la soglia) tra i due elementi, una piccola comunità di pescatori si stabilì in un villaggio. L'insediamento, sviluppandosi come centro della pesca e del commercio ottenne rapidamente il titolo di città.
Nel 1368, Amsterdam, per garantirsi la sicurezza per l'accoglienza e la commercializzazione dei prodotti, aderì alla Lega Anseatica.
Tra il XIV ed il XV secolo, il fiorente sviluppo economico si rispecchiava nella costruzione di nuovi edifici, di eleganti abitazioni appartenenti a ricchi mercanti e di sontuosi uffici di rappresentanza. Adeguandosi alle usanze dell'alleanza, si formarono anche interi quartieri, dove gli Anseatici potevano vivere in piena libertà secondo i costumi e leggi della madre patria.Lo sviluppo commerciale non si concluse con la cessazione della Lega, ma continuò con l'inclusione delle penisole Borneo e Sporenburg, situate nella parte orientale del porto, per
garantire un nuovo approdo verso le Indie Olandesi. In seguito lo spostamento del traffico marittimo verso il porto di Rotterdam, ha riconsegnato alla città quest'area di sviluppo verso l'acqua. La posizione strategica e la ridotta distanza dal centro della città, furono alla base della decisione dell'Amministrazione Comunale di trasformarla in zona destinata all'edificazione residenziale. Il programma dell'intervento prevedeva l'insediamento di circa 2150 alloggi divisi in quote percentuali tra edilizia sovvenzionata pubblica e libero mercato.Il piano di riqualificazione è stato ideato da Adriaan Geuze dello studio olandese West 8 e prevedeva la realizzazione di 100 abitazioni per ettaro (densità tre volte superione a quella solitamente applicata in Olanda ).Per ottenere il numero di alloggi richiesti Geuze si orienta verso un tessuto composto da due tipi edilizi, infatti l'impianto urbanistico si basa su file parallele di case a schiera interrotte e tagliate da tre grandi edifici-blocco che diventano "episodi", punti di riferimento urbani.Inoltre i tre blocchi, apparentemente posizionati in maniera casuale, sono orientati verso luoghi comuni e significativi della città consentendo di ancorare il progetto al vasto contesto culturale circostante.Nel quartiere, fatta eccezione per un solo parco, lo spazio pubblico è ridotto al minimo ed è quasi limitato alla rete viaria singolarmente arricchita da leggerissimi ponti pedonali. Un ruolo centrale è stato invece attribuito allo spazio privato, costituito da cortili interni, patii e da tetti giardino.Ho passato un intero pomeriggio a camminare per le vie del quartiere ormai giunto al suo completamento.Apprezzando l'intervento nella sua totalità, sono stato particolarmente sorpreso da una parte delle case a schiera (circa 60 lotti) denominate Free Parcels ed identificate all'interno del progetto con le sigle Bo6 e Bo7.Osservando i volumi e le facciate si percepiva la straordinarietà della gestione del processo costruttivo, ovvero del metodo che ha portato dall'ideazione alla realizzazione.L'Amministrazione Comunale ha venduto (cosa unica in Olanda) a committenti privati il terreno per compensare le spese sostenute per la necessaria bonifica ambientale dell'area.Per ragioni di trasparenza nel rapporto tra pubblico e privato, la procedura di assegnazione dei lotti è stata effettuata attraverso una lotteria nazionale.Poi ad ogni proprietario assegnatario è stato consentito di scegliere il proprio architetto.Per controllare la congruenza delle scelte con il piano e la qualità delle singole proposte, l'Amministrazione ha istituito un laboratorio, un workshop dove i progettisti, i tecnici comunali, i proprietari ed i loro professionisti di fiducia potessero confrontarsi.Tra gli obiettivi del workshop, oltre al controllo procedurale, c'era la volontà di favorire tra i proprietari forme di cooperazione e di associazionismo che avrebbero consentito di superare le note conflittualità derivate dalla condivisione delle strutture portanti comuni e dalla differente articolazione temporale dei vari cantieri. Nel primo incontro sono stati valutati i singoli prospetti; ogni progettista doveva presentare il plastico della propria unità come uno studente universitario che partecipa ad un laboratorio di progettazione.I lotti assegnati hanno una profondità di 16 metri, una larghezza variabile dai 4 ai 6 metri e consentivano di raggiungere con l'edificio un'altezza massima di 9,5 metri.Successivamente è stata valutata la relazione tra le parti, il profilo delle coperture e quindi il progetto nell'insieme.Le molteplici soluzioni spaziali ed organizzative che sono state prodotte, hanno tutte in comune la singolarità che deriva dalla posizione poiché un lato si affaccia sulla strada, mentre l'altro si apre sul canale.Organizzate su tre o quattro livelli, ciascuna unità doveva avere al piano terra un'altezza interna di 3,5 metri per consentire futuri cambi di destinazioni d'uso verso attività commerciali, ed inoltre doveva obbligatoriamente contenere al suo interno almeno un posto auto.L'uso dei materiali come il laterizio, il legno, il metallo ed il vetro ha contribuito alla ricerca per il rinnovamento della tradizione ed a fornire un ulteriore legame con il contesto marittimo-portuale.La flessibilità architettonica di queste abitazioni contemporanee, dotate di patii, terrazze, ambienti a doppia altezza, consente di catturare la massima quantità di luce naturale e contemporaneamente coinvolgere al loro interno il paesaggio urbano circostante. "Il vento, il profumo, i riflessi e il tramonto sulle acque dell'IJ sono sospinti dentro l'ambiente abitato" Credo che questo concetto, espresso da A. Geuze, ideatore del masterplan, possa sottolineare come l'applicazione di un buon metodo di lavoro possa veramente consentire il controllo tra ideazione e realizzazione e soprattutto garantire il mantenimento della qualità nel fragile "passaggio di scala" tra urbanistica ed architettura con una geniale soluzione di compartecipazione economica fra pubblico e privato.

Bibliografia:

• AA.VV., Amsterdam architecture A guide, Bussum, Thoth Publisher, 2006.
• Bellini Oscar Eugenio, Free Parcels un'innovazione tipologica al quartiere Borneo Sporenburg, Milano, Maggioli Editore, 2007.
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• Aymonino Aldo, Borneo Sporenburg, Amsterdam, Lotus International, n.94, gennaio 1997, pp.107-109.
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• Russell James S., A new new urbanism renews Dutch dockslands, Architectural record, n.189, april 2001, pp.95-102.

Articolo pubblicato su Architetture Grosseto N°10/10, Pisa, Edizioni ETS, Settembre 2010.
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